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Riforma del diritto societario
Inserito il 07 novembre 2004 alle 16:17:22 da strazza.

TEMPI

Il D. Lgs. n. 6/2003, contenente la Riforma Organica della disciplina delle società di capitali e delle cooperative, è entrato in vigore dal 1° gennaio 2004. La riforma ha potenziato gli elementi caratterizzanti e differenzianti tra SPA e SRL, soprattutto sottraendo quest’ultima dalla rigidità della normativa della prima e facendole perdere il connotato di “piccola SPA”. La SRL delineata dalla riforma pone al centro la figura del socio, divenendo uno strumento più duttile per soddisfare le esigenze delle PMI.
Dal primo gennaio, quindi, ci troviamo a dover gestire il passaggio dalle vecchie alle nuove norme, ossia un periodo transitorio delicato dal momento che la riforma disciplina la vita futura delle società di capitali.
Il legislatore ha previsto un regime transitorio scandito da una pluralità di termini e piuttosto articolato. Per meglio comprendere le disposizioni transitorie è utile distinguere tra:
1) ADEGUAMENTI OBBLIGATORI,  necessari ad uniformare atto costitutivo e statuto alle norme inderogabili introdotte dalla riforma,
2) ADEGUAMENTI FACOLTATIVI, volti a cogliere le opportunità offerte dal legislatore all’autonomia statutaria dei soci.
Sarà compito degli operatori del settore:
- verificare gli assetti societari,
- compararli e adattarli alla nuova normativa,
- individuare ed indicare gli strumenti più favorevoli forniti dal legislatore caso per caso.
La portata degli adeguamenti statutari è direttamente proporzionale al grado di analiticità dello statuto ed inversamente proporzionale al livello di autonomia applicato dai soci.
Il legislatore della riforma ha stabilito, nelle disposizioni di attuazione, che:
- a partire dal 1° gennaio 2004, ex art. 223-bis disp. att., non possono essere iscritte nel registro delle imprese società di capitali con atto costitutivo e statuto non conformi al decreto di riforma;
- entro il 30 settembre 2004 le società di capitali devono uniformare atto costitutivo e statuto alle norme inderogabili;
- fino a tale adeguamento e comunque non oltre tale data conservano la loro efficacia, anche se non conformi alle disposizioni inderogabili, le clausole dei vecchi atti costitutivi e statuti.
Vale la pena sottolineare, quindi, che alcune disposizioni di attuazione attribuiscono retroattività alle nuove norme ed altre ultrattività alla normativa abrogata, almeno fino al 30 settembre.
Sul punto si è acceso un vivace dibattito.
Una parte della dottrina ritiene che fino al 30 settembre in tutte le materie disciplinate da norme derogabili statutariamente anche in assenza di esplicita disposizione statutaria resti in vigore il Codice del 1942.
Un’altra parte della dottrina sostiene invece che vi debba essere una esplicita disposizione statutaria, anche se integrata dalla vecchia normativa, per far sì che la stessa norma resti in vigore. Ove, infatti, non esistesse nessuna clausola statutaria disciplinante un argomento, già dal primo gennaio sarebbe applicabile in quella materia la nuova normativa, a meno che, con maggioranza semplificata, l’assemblea dei soci non decidesse di derogare. In assenza di apposita disciplina statutaria, quindi, valgono dal primo gennaio 2004 le nuove norme.
La seconda interpretazione sembrerebbe per alcuni più corretta in quanto nella formulazione della disposizione sono stati utilizzati i termini “relativa disciplina statutaria e di legge”.
L’intenzione del legislatore, infatti, sembrerebbe quella di applicare alle società di nuova costituzione dal 1° gennaio 2004 le nuove norme e lasciare alle società già iscritte al registro delle imprese - per cui esistenti alla data del 1° gennaio 2004  - un congruo intervallo di tempo per adeguarsi alla riforma. Dunque fino al 30 settembre 2004, termine ultimo per l’adeguamento, sono applicabili le norme statutarie e dell’atto costitutivo anche se non conformi a norme inderogabili della riforma.
In particolare, fino al 30 settembre, sono applicabili e valide le norme statutarie perché considerate espressione della volontà contrattuale dei soci e le “vecchie” norme del codice del 1942, se espressamente richiamate o riprodotte o semplicemente rinviate nello statuto o nell’atto costitutivo per regolamentare specifiche materie, perchè diverrebbero espressione di volontà contrattuale dei soci.
Ove, poi, nulla contemplasse lo statuto e per le materie non regolamentate entra in vigore la nuova normativa a far data dal primo gennaio 2004.
In caso di rinvio a tutte le norme del codice civile da parte di una clausola statutaria di chiusura, occorre osservare che tale rinvio generico non corrisponde ad una vera e propria volontà contrattuale dei soci , ma è una pura e semplice clausola di stile senza effetti negoziali.
Il 30 settembre 2004 è il termine ultimo per effettuare gli adeguamenti.
In particolare, l’art. 223-bis disp. att. ha stabilito che le società di capitali iscritte al registro delle imprese alla data del 1° gennaio 2004 devono uniformare entro il predetto termine l’atto costitutivo e lo statuto alle disposizioni inderogabili.
L’unica deroga a tale termine è rappresentata dalle clausole compromissorie che assegnino il potere di nomina degli arbitri o di alcuni di essi a soggetti non estranei alla società. Dette clausole sono da considerarsi nulle sin dal momento dell’entrata in vigore della riforma.
Tale disciplina è applicabile solo alle società già iscritte al registro delle imprese al primo gennaio; invece, per le società il cui atto costitutivo sia stato redatto entro il 31.12.2003 ma non ancora iscritto, la riforma ha decretato l’inefficacia dell’atto se non conforme alle prescrizioni imperative.
Per completezza è utile sapere che il legislatore, nell’ultimo comma dell’art. 223-bis disp. att., ha anche previsto che le società di capitali potessero adeguare il proprio statuto prima dell’entrata in vigore della riforma, sia in sede di costituzione sia in sede di eventuali modifiche statutarie, ma le disposizioni di adeguamento comunque avrebbero avuto efficacia dopo il primo gennaio 2004 con contestuale deposito dello statuto nella nuova versione al registro delle imprese. Questa disposizione ha sollevato alcuni dubbi interpretativi. In primo luogo, sebbene consentisse l’adeguamento statutario prima del primo gennaio 2004, essa imponeva di iscrivere lo stesso al registro imprese solo in data successiva, consentendo l’efficacia di tali clausole solo a decorrere da quel termine. In secondo luogo, nel corso del 2003, il legislatore ha consentito la costituzione di società secondo la nuova normativa o con la contestuale redazione del doppio statuto, ma anche in questo caso le nuove norme avrebbero avuto efficacia solo dal primo gennaio 2004.  Di qui la nascita dei cosiddetti “statuti ibridi”.



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